Figlio di padre pugliese di Ruvo di Puglia (Paolo Antonacci, morto nel 2014) e di madre milanese, Antonacci è cresciuto a Rozzano e, già giovanissimo, suona la batteria in gruppi di provincia, nonostante l’impegno scolastico per prendere il diploma da geometra. Dopo la maturità si arruola nell’Arma dei Carabinieri e frequenta la Scuola Allievi alla caserma Cernaia di Torino. Terminato il corso, svolge il servizio a Garlasco.[2] Avendo saputo che il cantautore Ron risiede proprio a Garlasco, decide di conoscerlo: Ron lo sottopone a un provino e, convinto delle capacità di Antonacci, lo presenta al frontman degli Stadio, Gaetano Curreri, che lo fa debuttare in apertura di un suo concerto.

Nel 1988 Antonacci partecipa tra le Nuove Proposte al 38º Festival di Sanremo con il brano Voglio vivere in un attimo, senza accedere alla finale. Ottiene il primo contratto discografico e nel 1989 viene pubblicato il suo primo album, Sono cose che capitano.

Nel 1992, dopo aver scritto per Mietta (Brivido di vita, Lasciamoci respirare) e Mia Martini (Il fiume dei profumi), propone il singolo, e relativo album, Liberatemi con cui gira l’Italia partecipando al Festivalbar e con cui ottiene finalmente un successo lusinghiero. L’album, prodotto da Mauro Malavasi, vende 150.000 copie e sancisce l’importanza di Biagio Antonacci nel panorama musicale italiano. Nonostante gli impegni riesce a dedicare del tempo all’altra sua passione, il calcio, e diventa titolare della nazionale cantanti.

In una di queste occasioni conosce don Pierino Gelmini e collabora al suo progetto per il recupero di giovani emarginati con diverse iniziative. Nel 1993 partecipa per la seconda volta al Festival di Sanremo con Non so più a chi credere, classificandosi ottavo nella sezione Campioni, in quel’anno è in tour per tutta l’Italia ottenendo un ottimo riscontro di pubblico.  Nello stesso anno Mina incide Mille motivi, scritta per lei proprio da Biagio Antonacci.

Condividi sul tuo Social